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Martedì 01 Gennaio 2013

Al Centro con Monti. L'iniziativa dei democratici popolari

Monti ha già vinto una sua prima battaglia politica. Poteva scivolare nel vuoto, tra opposti segnali di blandizie e minacce, riservandosi di occupare felicemente lo spazio di quella terzietà da tutti identificata come apripista di ogni futura gratificazione personale.

Diversamente, poteva optare per l'una o l'altra delle soluzioni vagheggiate dai grandi giornali d'opinione, proponendosi alternativamente a capo di tutti i moderati in sostituzione di Berlusconi (ipotesi Corriere della Sera) oppure, con qualche riserva circa l'impegno diretto, alla guida dello schieramento allestito da Bersani (sogno di Repubblica). Infine poteva assumere l'onere di una pubblica riflessione sulla necessità di ridare forza e spessore a una politica di riforme in chiave neo-degasperiana.

Ha scelto di correre il rischio e ha imboccato la strada della rimotivazione del vasto elettorato intermedio, afflitto negli ultimi anni da una perdurante inclinazione all'astensionismo. Dunque, in vista del giudizio delle urne, si è dimostrato da subito vincitore rispetto alle insidie del piccolo cabotaggio politico.

Si va allora prefigurando una leadership che antepone alle alleanze e ai personalismi l'adozione di una precisa piattaforma programmatica. Il centro non esprime la semplice equidistanza tra destra e sinistra, ma incarna una precisa volontà di cambiamento per fare dell'Italia il vettore di un nuovo progetto di sviluppo nella dimensione europea. In questo senso la data del prossimo 24 febbraio evoca lo storico passaggio del 18 aprile del '48: come all'epoca si stagliò prepotente l'alternativa tra democrazia occidentale e modello sovietico, oggi si decide il destino di un Paese che può agire da protagonista nelle relazioni transatlantiche, lungo l'asse tra Washington e le principali capitali del Vecchio Continente, come pure regredire allo stadio di grande malato del mondo industrializzato.

Quindi il programma, lungi dall'essere il mero orpello di un'operazione politica incentrata sulla predeterminazione delle alleanze, torna a rappresentare secondo l'insegnamento di Sturzo l'architrave di una organica e coerente strategia democratica.

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